Phil Spector


Phil Spector Bronx, New York, 1940

Produttore, talvolta arrangiatore, ma soprattutto unico regista musicale della storia del pop. Negli anni Sessanta, il suo nome veniva anteposto addirittura a quello degli stessi interpreti dei dischi che curava. Un trattamento riservato solo ai grandi registi cinematografici. “ Ho sempre cercato di creare nella mia mente il suono del disco finito, anche quando il missaggio non era neanche iniziato. E’ l’unico modo, questo, per capire se quello che registrano i musicisti può essere valido o meno; perché se coi filtri e le equalizzazioni puoi rivoltare completamente i timbri e il colore della musica, non puoi fare lo stesso col feeling “

Un ragionamento rivoluzionario se si pensa che verso la fine dei ’50, periodo del debutto discografico di Spector, i dischi erano ancora monoaurali e i registratori avevano al massimo quattro piste, rendendo quindi impossibili più di tre sovra incisioni e spesso si registrava anche in diretta. Phil Harvey Spector, nasce nel Bronx nel 1940 ed emigrò, in seguito alla morte del padre, nel 1953, in California, nei sobborghi di Hollywood. I suoi idoli erano Elvis Presley e i Coasters e mentre i suoi coetanei impazzivano per gli assolo di chitarra e le voci urlate, lui prediligeva il suono del basso e la sua fusione con la grancassa. La scena discografica americana apparteneva in quel periodo a Jerry Leiber e Mike Stoller, all’inventore di Presley Sam Phillips, a George Goldner (Frankie Lymon & The Teenagers), tutti nomi decisivi per la crescita musicale della musica degli anni Cinquanta, ma non c’era ancora la figura del produttore, era perlopiù un ruolo strettamente tecnico e organizzativo. Spector , seguendo l’onda rivoluzionaria del rock’n’roll , diventò ben presto un buon chitarrista, pianista e cantante in cerca di contratto. Nel 1957 Spector incontra Leiber e Stoller e ne resta affascinato. Qualche mese dopo, al cimitero di Long Island dove era stato seppellito suo padre, legge sulla tomba “ To Know Him Is To Love Him “ (conoscerlo vuol dire amarlo) .

Quella scritta fu una specie di illuminazione. Organizza una strumentazione base, ripesca una sua ex compagna di scuola e un suo vecchio amico e crea i “ Teddy Bears “ incidendo un brano intitolato proprio “ To Know Him Is To Love Him “. Il 28 Settembre 1958 la canzone entra in classifica e vi rimarrà al primo posto per 23 settimane di seguito, vendendo oltre un milione di copie, evento eccezionale per l’epoca. Il fatto che Spector, a differenza degli altri produttori, era un musicista completo e questo lo fece ragionare esclusivamente in termini di suono, lasciando le mansioni tecniche agli ingegneri, quelle organizzative ai manager, quelle strumentali all’arrangiatore. Seguiranno subito altri successi con Gene Pitney, Connie Francis, gli Spectors Three e canzoni come “ Corinna Corinna “, Second Hand Love “, “ I Really Do “ consacreranno il piccolo ragazzo prodigio il maestro del banco dei suoni. Un organizzatore sonoro e miscelatore geniale delle quattro piste che caratterizzarono la prima generazione rock. Agli inizi degli anni Sessanta Spector fonda la sua prima etichetta, la Phillies e organizza i primi gruppi.

Nacquero così le Ronettes, le Crystals, Bob B. Soxx & The Blue Jeans, tutti nomi che volevano essere la risposta ai gruppi vocali Motown che registrano a fianco di oscuri e bravissimi musicisti di studio tra cui Leon Russell , il chitarrista jazz Barney Kessell, Sonny Bono, Tom Tedesco. Agli arrangiatori Gene Page e Jack Nitzsche delle orchestrazioni di sapore sinfonico per poi creare insieme al tecnico del suono Larry Levine un suono riverberante e così denso da raggiungere l’estensione di una vera orchestra perfetto per i juke-box e la radio AM. Fu una ricerca musicale unica che utilizzava uno stile originale dell’eco, nell’impostazione dei cori. Ogni voce, ogni strumento veniva elaborato all’interno di una massa sonora possente, sfarzosa : il leggendario “ wall of sound “. Questo fu il periodo più intenso in cui Spector mostrò sempre più interesse verso il r&b e la nascita di una “ Tin Pan Alley Rock “ dove ogni mattone del “ muro del suono “ diventava un singolo da un milione di copie : “ Be my Baby, “ Walkin’ in the Rain “, “ Baby I Love You “ , “ He’s a Rebel “, “ Da Doo Ron Ron “ fino a “ You've Lost That Lovin' Feelin' “ dei Righteous Brothers che è ancora oggi la canzone più trasmessa in radio in assoluto. Ormai Spector era il più famoso produttore del mondo. Le sue tecniche in sala di registrazione diventano sempre più raffinate ed innovative. Registrava gli archi nello stesso giorno in cui viene incisa la base ( e non,come accadeva generalmente giorni o settimane dopo ) dopo un missaggio provvisorio per far capire agli stessi musicisti come risulterà il disco ultimato e nello stesso per non far perdere il feeling della sessione. Tecniche ancora oggi usate ed apprezzate. Anche la sua musica diventa un modello di perfezionismo e di funzionalità tanto da influenzare direttamente oindirettamente i primi Rolling Stones e gli ultimi Beatles , i Beach Boys e tutto il r&b della Tamla Motown.

Quando nel 1966, all’apice del successo, Spector realizza il suo capolavoro con “ River Deep Mountain High “ per Ike & Tina Turner succederà l’inimmaginabile. Il disco fu stroncato duramente negli States come ibrido mal riuscito e solo in Inghilterra fu accolto positivamente. Spector accusa il colpo e fino al 1969 non dà più notizie di sé, eccezion fatta per una breve comparsa nel film “ Easy Rider “ nel quale interpreta il ruolo di uno spacciatore di droga. Tra l’altro cominciano a correre voci allarmanti sul suo strano comportamento in pubblico: droga, alcool, risse, corsi folli in motocicletta. Si alimenta su di lui una sorta di leggenda di moderno Faust, artista pazzo che vende l’anima al demonio in cambio del successo. Nel 1969 Spector conosce Herb Alpert e Jerry Moss, i capi della “ A&M “ e riprende il lavoro producendo di nuovo Ike & Tina Turner e i Checkmates che riportano al successo un suo vecchio hit “ Spanish Harlem “ scritto con Jerry Leiber.


Nonostante la buona accoglienza riservata dal pubblico e dalla critica, Spector però non è più sicuro di se stesso e scompare di nuovo. Nel frattempo aveva stretto amicizia con John Lennon, che come lui, stava attraversando un periodo di crisi personale ed artistica ed aveva appena terminato di incidere con gli altri tre Beatles “ Abbey Road “ pensando già di allontanarsi definitivamente dal gruppo. I due vanno insieme in America e si fanno curare dallo stesso psicanalista, tornano in Inghilterra e cominciano a lavorare al progetto di Lennon e la sua “ Plastic Ono Band “ realizzando insieme il grande singolo “ Instant Karma “. Lennon è entusiasta di Spector e , complice il manager americano dei Beatles Allen Klein , gli viene affidato il compito di post produzione di “ Let It Be “. Dopo il 1971, anno in cui lascia la Apple, Spector si lega alla MGM e alla Warner Bros, fondando un nuova etichetta personale, la Phil Spector Records. John Lennon e George Harrison si affidano a lui per dischi storici come il primo album della Plastic Ono Band, “ Imagine “, “ Sometime in New York City “, “ Rock’n’roll “ , “ All Things Must Pass “ e “ Concert for the Bangla Desh “. Dopo queste prove, Spector centellinò le sue produzioni, rifiutando grossi nomi e un paio di importanti offerte come direttore artistico di colossi discografici. Scelse invece di produrre nel 1975 “ Born To Be With You “ per il vecchio leader dei Belmonts Dion e a sorpresa l’anno dopo “ Death of a Ladies Man “ con Leonard Cohen .

Fece scalpore invece quando nel 1980 realizzò con i Ramones “ End of the Century “ con tanto di arrangiamenti orchestrali. Un album , questo, considerato più un disco di Spector che opera della punk band. La sua ultima importante produzione fu con Yoko Ono in “ Season of Glass “ , primo album ufficiale della giapponese dopo la scomparsa di Lennon, poi ci saranno più disavventure umane che collaborazioni di rilevo. Resta il fatto inconfutabile che Phil Spector è stato senza dubbio il più grande produttore in assoluto da quando ancora non si sapeva bene cosa significasse “ produzione di un disco “ e un grandissimo artista a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, epoca in cui la musica costituiva ancora una espressione artigianale e non industriale. Fu il primo a lavorare in studio con nuovi accorgimenti e nuove tecniche, il primo a favorire la collaborazione fra artisti bianchi e neri, il primo a rendersi indipendente discograficamente liberando i suoi musicisti dallo sfruttamento dell’industria discografica di allora.

Mauro Ronconi