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Phil Spector

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Ramones – End Of The Century (1980, Sire)

  • 31 gennaio 2012
  • by
  • sergingus

  • Dopo la collaborazione con Leonard Cohen in “Death Of A Ladies Man”, ecco un’altra operazione sulla carta improbabile. I Ramones, antesignani del punk incontrano il mago del pop Phil Spector (Joey Ramone era da sempre un fan di Spector). Un lavoro complicato, ardito, perché la musica dei Ramones era tutta basata da ritmi minimalisti e sparati allo spasimo, liriche così scarne da sembrare degli slogan, chitarre incrociate in funzione essenzialmente ritmica. Spector non stravolge l’assetto, lo asseconda. I climi restano ultraelettrici, ma il produttore gli dona estrema elasticità. L’idea di Spector era quella di far diventare la band i Beach Boys degli anni Ottanta creando un clima quasi smemorato ed innocente tipico del rock’n’roll anni Cinquanta. Il “wall of sound“ basato su grancasse, sassofoni ed archi lima la forza brutale della band e la indirizza verso un fine di ordine estetico dove i giri di accordi si arricchiscono, compaiono assolo di chitarra, il canto diventa più espressivo. Costato mesi di lavoro, litigi , cura maniacale per ogni dettaglio da parte di Spector, atti di forza al limite del codice penale , questo disco è un capolavoro di sintesi pop e rock a partire dal primo brano “Do You Remember Rock’n’roll Radio?” da cui viene ripreso un verso per il titolo dell’album. Da archiviare con cura la trascinante “Chinese Rock” già interpretata anni prima dagli Heartbreakers di Johnny Thunders, una nuova versione di “Rock’n’roll High School“ inserita nella colonna sonora dell’omonimo film, la magnetica “I’m Affetcted”, una vigorosa cover di “Baby I Love You”, vecchio hit di Spector e la magnifica ballata “Danny Says” dedicata a Danny Fields, il manager della band.

    Mauro Ronconi






    The Ramones: Joey Ramone (vocals); Johnny Ramone (guitar); Dee Dee Ramone (bass); Marky Ramone (drums).


    Additional personnel: Sean Donohue (spoken vocals); Steve Douglas (saxophone); Barry Goldberg (piano, organ).

    Tracks: 1. Do You Remember Rock 'n' Roll Radio? 2. I'm Affected 3. Danny Says 4. Chinese Rock 5. The Return of Jackie and Judy 6. Let's Go 7. Baby, I Love You 8. I Can't Make It on Time 9. This Ain't Havana 10. Rock 'n' Roll High School 11. All the Way 12. High Risk Insurance




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    Phil Perry – The Heart Of A Man (1991, Capitol)

  • 30 gennaio 2012
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  • sergingus

  • Prima di incidere questo suo primo album da solista, Phil Perry aveva fatto parte dei "Montclairs", gruppo vocale di Chicago che ebbe un discreto successo tra il 1969 e il 1975 quando poi si sciolse. Nel 1979, insieme ad un altro ex Montclairs, Kevin Sanlin, Perry si trasferì a Los Angeles dove forma il duo Perry & Sanlin. I due pubblicarono un paio di ottimi dischi per la Capitol sotto l ‘egida di Chuck Jackson senza però grossi consensi commerciali e si divisero. Perry in breve tempo diventò uno dei più ricercati coristi in circolazione (Lee Ritenour, Don Grusin, Ernie Watts, Jerry Knight). Quella decennale esperienza con il gotha della fusion e del pop californiano venne trasportata in questo "The Heart Of A Man". Un album che danza  tra soul e pop, tra ritmi calzanti ed atmosfere soft con la supervisione di numerosi produttori (Don Grusin, André Fischer, Barry J. Eastmond, Lee Curreri, David Garfield, Jeremy Lubbock). Come caratteristica Phil Perry è dotato di  una voce in falsetto che non è una voce qualsiasi. Ha un timbro per non può raccontare storie futili, un’intensità che per costituzione bandisce la banalità. E tutto ciò viene tradotto in canzoni ora imperiose (Amazing Love, Goodbye), ora vellutate (Forever, Woman), ora cullate da efficaci mezzi tempo (Who Do You Love Me). La sua duttilità vocale conferisce ad ognuno di questi brani, già di per se bellissimi, anima e feeling, percorrendo abilmente  varie strade attraverso ricordi di Luther Vandross e James Ingram, sfumate con i corposi assunti del miglior contemporary soul. Le rivisitazioni di “Call Me“ di Aretha Franklyn e “The Best Of Me“ di David Foster sono interpretate come se fossero appena scritte , mentre il duetto “God’s Gift To The World“ con CeCe Winas è puro feeling gospel.

    Mauro Ronconi






    Personnel includes: Phil Perry, CeCe Winans (vocals); Don Griffin, Carlos Rios, Paul Jackson, Mike Landau, Randy Bowland, Lee Ritenour (guitar); Everette Harp, Andy Najara, Ernie Watts, Brandon Fields, Dave Koz (saxophone); David Woodford, Don Grusin (piano, synthesizer); David Garfield, Donald Robinson (keyboards); Jimmy Johnson, Gerald Veasley (bass); Jeff Porcaro, Carlos Vega (drums); Brenda Russell, Phillip Ingram, Gabe Hardeman, Spencer Harrison, Charlene Holloway (background vocals).


    Tracks: Amazing Love / Say Anything / Forever / Woman / Who Do You Love / More Nights / Call Me / (Forever In The) Arms Of Love / The Best Of Me / God's Gift To The World / Good-Bye







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    George Benson – 20/20 (1985, Warner Bros.)

  • 29 gennaio 2012
  • by
  • sergingus

  • George Benson ci spiega ancora una volta  il gioco delle maschere, dove i neri sembrano talvolta bianchi.  "20/20" ripercorre le linee tracciate con il precedente "In Your Eyes", sia nell’impostazione del Benson più cantante e meno chitarrista, sia dal lato compositivo con dei brani altamente selezionati in gran parte tra gli autori del grande giro A.O.R. californiano (Clif Magness, Tom Keane, James Newton Howard, Steve Lukather, Michael Sembello, Randy Goodrum). Cambia solo la produzione. La regia , al posto di Arif Mardin, è stavolta affidata Russ Titelman con la co-produzione in alcuni brani di Michael Masser, Dino e Michael Sembello. Lo stile e il traguardo è sempre quello di una musica raffinata e godibile che sappia mettere in risalto il meglio della compatibilità tra musica pop e soul morbido. Tra ritmiche programmate e momenti strumentali di altissimo livello, tutto è scritto, suonato e interpretato con grande classe.   "No One Emotion"  e "Please Don't Walk Away"  sono due grandi mid-tempo orientati notevolmente sui sintetizzatori, ma il risultato non scade nella gratuità, anzi trova la giusta dimensione in un A.O.R. proiettato verso il r&b.  "I Just Wanna Hang Around You" e  "Hold Me"  sono due delizie pop-soul  del miglior Sembello. C’è una suadente versione di "Beyond the Sea", la versione inglese di "La Mer", il classico di Trenet. Come nel suo stile Michael Masser realizza le due soffici ballate  "You Are The Love Of My Life"  e "Nothing’s Gonna Change My Love For You", la prima è un duetto con  Roberta Flack, la seconda sarà un grande successo internazionale l’anno dopo nell’interpretazione di Glen Medeiros.  "New Day"  è una meravigliosa soul ballad di Cecil e Linda Womack ,  "20/20" di Randy Goodrum e Steve Kipner uscì come singolo, mentre l’unica concessione alla fusion è "Stand Up", uno  strumentale di Neil Larsen.

    Mauro Ronconi





    Personnel includes: George Benson (vocals, guitar); Roberta Flack (vocals); Frank Wess (alto saxophone); Jimmy Heath (tenor saxophone); Joe Faddis, Lew Soloff, Joe Newman (trumpet); Slide Hampton, Benny Powell, Robin Eubanks (trombone); Joe Sample (piano); Richard Tee (Fender Rhodes piano); Randy Waldman (keyboards); Rob Mounsey (synclavier, vocoder); Clifford Carter (synthesizer, programming); Michael Sembello (DX-7 Rhodes, bass synthesizer, guitar, programming, background vocals); Paul Jackson, Freddie Green, Cecil Womack (guitar); Marcus Miller, Nathan East (bass); Dave Weckl, Steve Ferrone, Carlos Vega (drums); Paulinho Da Costa (percussion); Patti Austin, James Taylor, Richard Marx (background vocals).

    Tracks: 1.No One Emotion 2.Please Don't Walk Away 3.I Just Wanna Hang Around You 4.Nothing's Gonna Change My Love For You 5.Beyond The Sea (La Mer) 6.20/20 7.New Day 8.Hold Me 9.Stand Up 10.You Are The Love Of My Life







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    Stevie Winwood – Back In The High Life (1986, Island)

  • 28 gennaio 2012
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  • sergingus

  • Il precedente "Talking Back To The Night" del 1982 riscosse un tiepido successo solo con il singolo "Valerie" e portò di destabilizzanti novità nella musica di Stevie Winwood. Fu un passo indietro nel riproporre una formula pop-soul che sembrava infallibile tanto aveva gonfiato fino all’inverosimile le vendite di "Arc Of A Diver". Nel 1983 uscì il soundtrack "They Call That An Accident" dove Winwood aveva realizzato un paio di brani originali, quindi un periodo di silenzio, fino a quando Ron Weisner, il manager di Madonna e Michael Jackson, decise a sorpresa di puntare su di lui per un lancio in grande stile sul mercato americano. Sebbene fosse stato sconsigliato in quanto l’artista veniva visto più come un reduce degli anni Sessanta, Wesner volle presentare Winwood come un personaggio nuovo, fresco, al passo con i tempi e lo convinse a registrare il materiale a New York con la presenza di uno stuolo di ospiti (Joe Walsh , Chaka Khan, James Taylor, Nile Rodgers, Jocelyn Brown, James Ingram, Dan Hartman, Randy Brecker) e la co-produzione di Russ Titelman, mentre a livello compositivo viene riproposto il sodalizo con il paroliere texano Will Jennings. Ne viene fuori un album di pop gioioso e r&b energico con canzoni scorrevoli e confezionate ad arte. Anche l’immagine dell’ombroso musicista dei Traffic scompare sin dalla copertina. "Higher Love" con Chaka Khan, supportato da un elegante video, spopolò letteralmente le classifiche. Gli altri brani non si distaccano troppo dallo stile del singolo costruiti su ritmi funky incisivi. Titelman e Winwood contribuiscono alla definizione di un impatto sonoro moderno, brillantemente sostenuto da tastiere e chitarre , spinto da ritmiche mai ingombranti. Esempi lucidi sono "The Finest Things" e "Wake Me Up On Judgment Day". Quindi due ballate da incorniciare come "Back In The Life Again" lavorata dale armonie vocali di James Taylor e "My Love’s Leavin’" con gli arrangiamenti di Arif Mardin in cui Winwoood da sfoggio di intrattenitore raffinatissimo.

    Mauro Ronconi





    Personnel: Steve Winwood (vocals, guitar, mandolin, piano, organ, keyboards, synthesizer, bass synthesizer, drum programming); Chaka Khan (vocals, background vocals); James Taylor (vocals); Joe Walsh (guitar, slide guitar, steel guitar); Eddie Martinez, Ira Siegel, Nile Rodgers, Paul Pesco (guitar); Lew Del Gatto (saxophone, tenor saxophone, baritone saxophone); George Young (alto saxophone); Bob Mintzer (tenor saxophone); Randy Brecker (trumpet); Tom "Bones" Malone (trombone); Rob Mounsey (keyboards, synthesizer, string synthesizer); Robbie Kilgore (keyboards, synthesizer); Andrew Thomas (synthesizer, programming); David Frank, Arif Mardin (synthesizer); Philippe Saisse (bass synthesizer); Jimmy Bralower (drums, programming, drum programming); John "J.R." Robinson , Mickey Curry, Steve Ferrone (drums); Carol Steele (congas, tambourine, percussion); Carole Steele (percussion); Connie Harvey, Dan Hartman, Mark Stevens, James Ingram , Jocelyn Brown (background vocals).


    Tracks: 01 Higher Love 
02 Take It as It Comes 
03 Freedom Overspill 04 Back in the High Life Again 
05 The Finer Things 
06 Wake Me Up on Judgement Day 
07 Split Decision 
08 My Love's Leavin'






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    Eric Andersen – Blue River (1972, Columbia)

  • 27 gennaio 2012
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  • sergingus

  • Agli inizi degli anni Sessanta Eric Andersen suonava nei bar del Greenwich Village dove conobbe Bob Dylan e tutta quella schiera di folk singer che si muovevano tra club, prati e pub. I suoi dischi per la Vanguard non hanno conosciuto l’ebrezza delle classifiche, eppure ci sono almeno tre canzoni che hanno contribuito alla rinascita del folk americano di quegli anni: "Violets of Dawn", "I Shall Go Unbounded" e una leggendaria canzone contro la guerra come "Thirsty Boots". Qualche suo brano fu ripreso da Judy Collins e Blues Project, ma quando la sua scrittura musicale fu impreziosita da atmosfere gospel e country-rock arrivò a questo capolavoro. Registrato a Nashville con la produzione di Norman Putnam, "Blue River" si muove in un’orbita di country ortodosso, ma con rimedi estetici apportati da una varietà di toni, di atmosfere intimistiche molto originali e liriche che trattano con poesia sublime intensi ritratti di donne idealizzate (Florentine, Sheila), deliziosi quadri bucolici (Blue River con Joni Mitchell, Wind and Sand), inni alla speranza e all’amore nei confronti dell’umanità (Is It Really Love at All, Faithful ripresa anni dopo da Linda Ronstadt, More Often Than Not).  Un album pieno di canzoni suggestive. Riflessioni commoventi di un’ anima inquieta che che trova spazio in tutto l’album e che si sublima in una composizione perfetta come "Is It Really Love at All", ballata che si nutre di pura poesia, di arpeggi felici, regalando ancora oggi emozioni fortissime. Il disco ricevette accoglienze fantastiche e il seguente lavoro intitolato "Stages", che doveva sancire il definitivo lancio dell’ artista, scomparve misteriosamente  in quanto la Columbia riuscì a perdere l’unica copia dei master già pronti con relativa copertina. Li ritrovarono quindici anni dopo. Ma la carriera di Andersen fu penalizzata irrimediabilmente

    Mauro Ronconi







    Personnel: Eric Andersen (vocals, acoustic guitar, harmonica, piano, background vocals); Andy Johnson (electric guitar, vibraphone); Eddie Hinton (electric guitar); Grady Martin (gut-string guitar); Weldon Myrick (steel guitar); David Bromberg (dobro); Kevin Kelly (accordion); Deborah Green Andersen (piano, background vocals); Glenn Spreen (organ, harpsichord); David Briggs (organ, celeste); Ferrell Morris (vibraphone); Mark Spoor, Norbert Putnam (bass); Kenneth Buttrey (drums, tambourine, percussion); Jim McKevitt, Richard Schlosser (drums); Gerry Carrigan (percussion); Joni Mitchell, The Holidays, Temple Riser, The Jordanaires, Millie Kirkham, La Verna Moore, Sonja Motgomery, Florence Warner (background vocals).


    Tracks: 1. "Is It Really Love at All" (Andersen) 2. "Pearl's Goodtime Blues" (Andersen) 3. "Wind and Sand" (Andersen) 4. "Faithful" (Andersen) 5. "Blue River" (Andersen) 6. "Florentine" (Andersen) 7. "Sheila" (Andersen) 8. "More Often Than Not" (David Wiffen) 9. "Round the Bend" (Andersen) 10. "Come To My Bedside, My Darlin'" (Andersen) 11. "Why Don't You Love Me" (Hank Williams)






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    Player – Spies of Life (1981, RCA)

  • 26 gennaio 2012
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  • sergingus

  • "Baby Come Back" aveva rivelato i Player in tutta la loro freschezza. Una canzone perfetta che catturava lo spirito e la raffinatezza di certa musica californiana dell’epoca inclusa nel loro album d’esordio del 1977 prodotto da due specialisti come Dennis Lambert & Brian Potter. La formazione originaria era un quartetto composto da Peter Beckett (chitarra e voce), John Charles "J.C." Crowley (tastiere, chitarra, voce). Ronn Moss (basso e voce) e John Friesen (batteria) a cui si aggiunse solo per il primo album il tastierista Wayne Cook ex Steppenwolf. I seguenti  "Danger Zone" (1978) e "Room With a View" (1980) si confermano ottimi lavori di elegante soft-rock, nonostante le defezioni prima di Cowley e poi di Moss, quest’ultimo si dedicherà a tempo pieno alla carriera di attore diventando il famoso Ridge nella soap di "Beautiful". Ridotti ad un duo, Peter Beckett e John Friesen ingaggiano per questo disco due sessionmen: il chitarrista Miles Joseph (Aretha Franklyn, Reo Speedwagon, Bob Dylan) e il bassista Rusty Buchanan che proveniva dai Thieves ed aveva lavorato con gli Exile e Jerry Corbetta. La produzione è ancora di Dennis Lambert con la partecipazione di alcuni musicisti di studio tra cui Gary Wright al sintetizzatore, Tom Kelly e Tommy Funderburk ai cori. L’album vive di soluzioni musicali semplici quanto efficaci, patinate e curate nei suoni dove il songwriting di Dennis Lambert e Peter Beckett è adeguato ad un certo tipo di pop music bagnata alle fonti del rock e del soul. Ci sono canzoni molto attraenti e dal refrain appetibile come "If Looks Could Kill", "Some Things Are Better Left Unsaid", "It Only Hurts When I Breathe" e numeri adult contemporary di rilievo come "Thank You For The Use of Your Love" e "I’d Rather Be Gone" scritta da J.C. Crowley e Lambert interpretata due anni dopo da Finis Henderson. Dopo questo album la band si sciolse. Peter Beckett e Ronn Moss tornarono ad incidere insieme nel 1996 pubblicando a nome Player "Lost in Reality" per la A&M.

    Mauro Ronconi





    The Tracks are: If Looks Could Kill. Some Things Are Better Left Unsaid, Thank You For The Use Of Your Love, It Only Hurts When I Breathe, My Mind's Made Up, I'd Rather Be Gone, Take Me Back, My Survival, Born To Be With You & In Like Flynn.

    Musicians on the Spies Of Life album: Peter Beckett, John Friesen, Miles Joseph, Rusty Buchanan, Gabriel Katona, Gary Wright, Dennis Lambert, Jay Lewis, Steve Foreman, Tom Kelly & Tommy Funderburk.






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    Prince – 1999 (1982, Warner Bros.)

  • 25 gennaio 2012
  • by
  • sergingus

  • La nascita del funk sintetico nell’album black rivoluzionario degli anni Ottanta. Dentro questo piccolo uomo c’è condensato un miscuglio esplosivo di James Brown e Marvin Gaye, Little Richard e Jimi Hendrix, Sly Stone e Duke Ellington. Pochi nella storia della musica nera sono stati capaci di reinventare e rinnovare il r&b, di tradirlo, ma senza tradirne l’essenza che è il feeling, sincronizzandosi alla perfezione con lo spirito del tempo nel quale la musica vive. Prince in questo doppio album celebra il matrimonio ritmico tra la tradizione rock bianca e il funky-soul nero e fa un ulteriore passo avanti rispetto a “ Dirty Mind “ e “ Controversy “. L’elemento elettronico qui è dirompente, un sound squillante, fortemente ritmato con frequenze alte, voce acuta, intrusioni di percussioni ovunque. Un album di valore assoluto in cui la tecnica del falsetto usata per gli altri dischi viene quasi del tutto eliminata a favore di una più eterogenea espressività vocale. Continua invece il sodalizio tra sintetizzatore e basso, punto di incontro tra il rock elettrico e la sensibilità soul, mentre gli arrangiamenti "pesanti" dei sintetizzatori e drum machine faranno scuola per tutto il movimento house, techno ed elettronico delle decadi a venire. “ 1999 “ è un soul-funky di una solennità apocalittica , trovate coraggiose nel sarcasmo di “All The Critics Love U in N.Y.“ grandissimo esempio di funk-rock intellettualizzato, il meraviglioso e spregiudicato soul di “ Little Red Corvette “ e “ Lady Cab Driver “, l’ipnotica “ Something In The Water “ , la psichedelica e caotica “ Automatic “, la seducente e morbida “ International Lover “. Roger Nelson, il talentuoso polistrumentista di Minneapolis diventa d’ora in avanti uno dei vessilli più convincenti del rinnovamento funky.

    Mauro Ronconi






    Personnel: Prince (vocals, various instruments); Dez (vocals, guitar); Lisa Coleman, Wendy Melvoin, J.J. (vocals).

    Tracks: 01. 1999 02. Little Red Corvette 03. Delirious 04. Let’s Pretend We’re Married 05. D.M.S.R. 06. Automatic 07. Something in the Water (Does Not Compute) 08. Free 09. Lady Cab Driver 10. All the Critics Love U in New York 11. International Lover




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